Italian Blogs for Darfur

domenica, luglio 05, 2009

Unione Africana non riconosce il mandato di arresto della CPI contro il dittatore sudanese Bashir

E' arrivato come una doccia fredda il comunicato ufficiale dell'Unione Africana contro la decisione della Corte Penale Internazionale di perseguire il dittatore sudanese Bashir per crimini contro l'umanità.
L'Unione Africana, che comprende trenta firmatari dello statuto di Roma del 1998, ha quindi deciso di parteggiare per Omar Hassan al Bashir, riconosciuto responsabile dei feroci crimini contro la popolazione del Darfur e di permettere allo stesso la libera circolazione in tutto il continente. Il documento è stato firmato a Sirte, in Libia, nell'ultimo summit dei Paesi africani che si è chiuso venerdì scorso, su proposta del leader libico Gheddafi.

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Movimenti ribelli del Darfur si impegnano per unificazione

La frammentazione del fronte ribelle del Darfur resta uno dei principali ostacoli al processo di pace nella regione. Come piu volte auspicato da Italians for Darfur, l'armonizzazione delle richieste dei movimenti armati presenti sul terreno e il coinvolgimento di tutte le parti civili (capi villaggio, religiosi e rappresentanze femminili) del Darfur restano una delle priorità delle organizzazioni internazionali che si adoperano per la risoluzione del conflitto e per porre fine all'immane crisi umanitaria che dura da anni.

Riportiamo il documento, pervenutoci attraverso Suliman Ahmed Hamed, rappresentante dei rifugiati del Darfur in Italia, firmato dai movimenti ribelli riunitisi il 4 luglio scorso:


Proposal to unite armed resistance movements in Darfur


Considering the current political situation in Sudan… Believing that unification of all armed resistance movements in Darfur is the only way to achieve our objectives and demands…In continuation with the efforts exerted before… And on the basis of the responsibilities that has been pledged to our people; we, representatives of the resistance armed movements in Darfur, we believe in the need to realize the following:

unifying all Darfur movements shall be the basis for the realization of political aspirations to our people and realizing all intended objectives;

unifying Darfur resistance movements shall go hand in hand with unifying all constituencies;

taking a unified stand during the course of our struggle, especially on any future initiatives;

call on the international community, the mediators, neighboring countries, and all other peace seeking entities to stay neutral when dealing with Darfur movements, and include all movements in the political peace process;

the mediation must support all efforts aimed to unify the Darfur movements as a prerequisite to ensure the success of the political peace process in the future;

when dealing with the media, all parties must adopt a unified stand and focus:

on the root cause of the Darfur conflict, locally and nationally;

on avoiding provocative statements which may insult the different components of Darfur society;

Media services must be directed to foster the common interest of the Darfur community and give hope for a better future for Darfur,

on the suffering of the IDPs, refugees and other affected persons and collectively seeking support to provide humanitarian assistance to them;

Highlight the failures f government institutions and policy failures of all government since independence.

military coordination and cooperation among all Darfur movements and seek non-military assistance from relief organizations;

make good use of the movements’ foreign relations to support the resistance movements;

cessation of hostilities within different Darfur armed groups and between all parties of the resistance and the

establishment of a mechanism to deal with any future hostilities;

opening and protecting humanitarian corridors and abiding by international humanitarian and human rights laws which protect civilians, IDPs, refugees, and relief organizations

Allocated efforts to support the resistance and collaborate to open channels for shared support

Work to facilitate opening the roads and routes and respect the international human rights law, protect the civilians, the misplaced, the refugees and the humanitarian organizations

Established a mechanism for accountability

We thank Dafur Peace and Development organization, Institute for Conflict Analysis and Resolution at George Mason University, and the Center for Human Rights and Genocide Studies in the University of Siena, Tuscani and we kindly request organizing another meeting in an effort to unify the resistance movement in Darfur.

URF,

URFF,

SLM-Unity,

SLM-AS,

SFDA,

Date: July 4, 2009


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martedì, giugno 30, 2009

Nuovo attacco aereo in Nord Darfur: decine di morti e feriti tra i civili

Abdel Wahid al Nour, leader del Sudan Liberation Movement, denuncia ai microfoni dei giornalisti parigini l'ultimo attacco che forze aeree del Sudan avrebbero sferrato domenica scorsa ai danni della popolazione civile nel villaggio di Hashaba, nel Nord Darfur, provocando la morte di almeno otto persone e decine di feriti.
Le forze UNAMID per ora non confermano, tuttavia è noto che aerei della SAF sono decollati il giorno prima da El Fasher, 70 km a est di Hashaba.

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venerdì, giugno 26, 2009

La giornata Mondiale del Rifugiato 2009 con un pensiero al Darfur

Nonostante le aspettative fossero a favore di un interesse generale nei confronti della "Giornata Mondiale del Rifugiato 2009", i media nazionali hanno dimenticato di trattare la notizia per come essa meritava. Ciononostante le manifestazioni hanno interessato molta parte dell'Italia ed in particolare, con un giorno di anticipo, si è celebrata all’Università della Calabria, grazie alla volontà del movimento studentesco per i diritti umani DEStrutturante che ha organizzato un incontro-dibattito, con la giornalista Antonella Napoli, presidente dell'associazione Italians For Darfur ed autrice del libro-reportage "Volti e colori del Darfur" i cui diritti d'autore sono devoluti ad Emergency per la realizzazione dell’ospedale pediatrico di Nyala nella regione sudanese. La Giornata del Rifugiato avrebbe dovuto proseguire il giorno dopo (nella sua data ufficiale) a Cosenza, ma la coincidenza con il silenzio elettorale e la possibilità di azioni dimostrative, sebbene pacifiche, contro la politica governativa, hanno indotto gli uffici comunali a revocare l’autorizzazione concessa. Solo grazie all’immediata disponibilità, del direttore di un importante centro commerciale è stato possibile recuperare il pomeriggio di ieri, attraverso l’ospitalità di un banchetto del movimento per divulgare il volume di Antonella Napoli e far conoscere la protesta pacifica attuata dai Missionari Comboniani di Castelvolturno contro il pacchetto sicurezza approvato dal Governo, con la distribuzione dei permessi di soggiorno "In nome e in grazia di Dio". «Il problema del Darfur- ha detto Antonella Napoli agli studenti dell’università calabrese- nasce anche dalla mancanza di interesse politico degli Stati civili. L’aver visto con i miei occhi la condizione dei rifugiati nei campi profughi, la luce negli occhi di quei bambini e la forza di quelle donne nonostante la maggior parte siano state vittime di stupri delle milizie dei janjaweed, mi hanno indotto a operare per quel popolo, insieme all’associazione che rappresento, portando l’interesse verso il Darfur sui media nazionali. Oggi solo il 16% degli italiani sa che in quella regione c’è una crisi scaturita da interessi economici e geopolitici e si continua a sostenere che tre milioni di rifugiati e trecentomila morti non identifichino un genocidio». “Volti e colori del Darfur”, la cui prefazione è di Monica Guerritore e contiene uno scritto di Suliman Hamed Ahmed, è un viaggio tra i rifugiati nei campi profughi del Darfur che attraverso le immagini esclusive ed i racconti di stupri e di bombardamenti diviene un reportage, realizzato ad Al Fasher, della regione del Sudan più dimenticata dal resto del mondo. «Volti, sguardi, preghiere inascoltate. La rabbia repressa e il dolore immane per una vita strappata, una dignità violata, una ferita aperta che il tempo non riesce a sanare. Tutto questo e molto di più è il Darfur -ci dice Antonella Napoli -la regione del Sudan dilaniata da un conflitto iniziato nel 2003 e che ha provocato, secondo stime Onu, tra i duecento e i trecentomila morti e costretto quasi tre milioni di persone a rifugiarsi nei campi profughi. A spingerle lontane dalle loro case sono la paura e la violenza dei janjaweed, i cosiddetti ‘diavoli a cavallo’, milizie armate arabe che hanno seminato il terrore tra le etnie africane. La crisi umanitaria in Darfur è considerata, a livello mondiale, la più grave degli ultimi decenni, eppure la percentuale di coloro che conoscono questo dramma è letteralmente imbarazzante ad iniziare da alcuni nostri politici che ancora credono che “darfur” sia la marca di una caramella.» Italians For Darfur Onlus è l'associazione per i diritti umani con sede a Roma, alla quale aderiscono giornalisti, artisti, educatori e operatori umanitari, e che grazie all'attività svolta attraverso due Global Day e un concerto al Parco della Musica ha indotto i maggiori telegiornali nazionali ad incrementare le notizie sul Darfur, che hanno da sempre trovato spazio ed attenzione su Articolo21. «La poca sensibilità dei media, e di conseguenza della società civile, nei confronti di questa tragedia è palese.- continua Antonella Napoli -Basti pensare che mentre si celebrava il sessantesimo anniversario della Dichiarazione universale dei diritti umani, nel Darfur meridionale venivano rapite e stuprate delle donne che si erano allontanate dal campo profughi di Kalma per raccogliere legna. Nessun organo di informazione ne ha dato notizia. Per dire ‘no’ a tutto questo, mobilitare l’opinione pubblica in favore del Darfur e per garantire una migliore qualità del servizio televisivo italiano e dei media in generale, è nata dapprima online, grazie a Mauro Annarumma, ‘Italians for Darfur’. Ecco perché è stato concepito questo volume, dopo un mio viaggio tra gli sfollati nei campi profughi e nelle periferie delle città del Darfur. Uomini, donne e bambini che nonostante una vita ai limiti della sopravvivenza hanno ancora qualche sprazzo di luce negli occhi. Ed è attraverso gli sguardi impressi nelle foto e le storie raccontate in questo libro che speriamo di riuscire a toccare nel profondo chi oggi ha tra le mani ‘Volti e colori del Darfur’ e contribuisce così a tenere accesa quella flebile luce, la luce della speranza.Occorre rinnovare il concetto di cooperazione sburocratizzando le procedure, vietando strumentalizzazioni sull’azione del “rifugiato” ed avviando una riforma per la gestione dei fondi spesso oggetto di mera ripartizione»

Giulia Fresca

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mercoledì, giugno 24, 2009

Khartoum: studenti universitari picchiati e derubati perchè originari del Darfur

Riceviamo da Suliman Hamed Ahmed, rappresentante dei rifugiati del Darfur in Italia, la tragica testimonianza dell'associazione Khartoum University Student Union, circa il pestaggio di alcuni studenti originari del Darfur.
All'approssimarsi degli esami finali dell'anno accademico, molestie e minacce persistono a danno degli studenti del Darfur nella capitale sudanese, ma nonostante tutto essi continuano nel tentativo di concludere il loro percorso formativo.

Il movimento italiano per il Darfur esprime forte rammarico per le violenze di stampo razzista perpetuate a giovanissimi studenti dell'Università di Khartoum e chiede alle organizzazioni per i diritti umani in loco e alle Nazioni Unite di intervenire e di indagare sui casi di pestaggi,tortura e molestie denunciati.

Alla vigilia di Mercoledì 10 giugno 2009, in occasione della decima notte un gruppo di studenti del Congresso Nazionale hanno assalito gli studenti del Darfur con coltelli e lame, ferendo 32 studenti che sono stati trasportati in un ospedale dopo alcune ore. Circa 300 studenti tra cui donne che indossavano l'Abayat, il velo tradizionale, hanno picchiato gli studenti e li hanno espulsi dal campus spingendoli per la strada fino a quando gli studenti sono stati costretti a dormire all'esterno, con un aumento del numero di feriti e dei furti. Il Giovedi mattina alle ore 10 gli studenti sono stati aggrediti nuovamente, portando il numero dei feriti a 19, così come gli arresti arbitrari di studenti del Darfur saliti a 11; 16 studenti sono ancora dispersi. Attualmente, va rilevato che vi sono 4 studenti gravemente feriti.


Questi i nomi degli studenti darfuri feriti nel corso dell'aggressione all'università:

1 Abdel-Rahman, Wendy: quattro denti rotti
2 Zizip Adam Balsaik Miniere: picchiato su reni, testa e schiena
3 Sadia Idriss Balsaik: colpito in testa, ha subito un intervento chirurgico a Balbnj
4 Chadia Harun: lesioni su tutto il corpo, in gravi condizioni
5 Euro-Amer: ferite gravi in tutto il corpo
6 Huwaida Dawod: ferito alla schiena, glutei, mani e testa
7 Mohammad Thuraya: colpito alla mano, quasi paralizzato
8 Mahmoud: gravi lesioni in tutto il corpo
9 Bekheit: lesioni alla schiena, glutei e mani
10 Adam: lesioni alla schiena, mani e testa
11 Salomone: colpito in tutto il corpo
12 Abdel-Rahman Balsaik: colpito alla testa e arrestato
13 Abdel-Karim: colpito all'addome e gambe, arrestato
14 Sajida Mose: colpito all'addome e gambe, arrestato
15 Samira Ahmed Mekki: colpito 15 volte all' addome e alle gambe e petto, arrestato
16 Susan 17 anni fino ad oggi in gravi condizioni
18 Salwa Mubarak Balsaik: picchiato su tutto il corpo
19 Noor Mansour Balsaik picchiato sul collo
e Mohamed Gomaa, 20 anni, in condizioni critiche

Anche le stanze degli studenti sono state saccheggiate e i beni dei ragazzi trafugati (almeno 15 stanze).

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martedì, giugno 16, 2009

Continuano i bombardamenti aerei in Darfur

Non si arrestano le violenze e le uccisioni su larga scala in Sudan, dal Sud Sudan al Darfur. A denunciarlo in un nuovo rapporto delle Nazioni Unite, giovedì scorso, è Sina Samar, inviato speciale dell' ONU per i diritti umani in Sudan.

Nel periodo da Agosto ai primi di Giugno di quest'anno, numerosi bombardamenti hanno colpito la regione del Darfur, come i centri di Umm Sauunna, 24 km a ovest di Haskanita, e Shawa, a sud di El Fasher, spesso in maniera indiscriminata, senza alcuna distinzione tra postazioni ribelli, dimore private e strutture di accoglienza.

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venerdì, giugno 12, 2009

Quattro delle tredici Ong espulse dal Sudan pronte a rientrare

Il governo sudanese permetterà il rientro in Darfur delle 13 ONG straniere espulse a marzo, dopo l'incriminazione del presidente Omar Hassan al Bashir da parte della Corte Penale Internazionale.
lo ha riferito ieri John Holmes, responsabile degli Affari Umanitari delle Nazioni Unite, al Consiglio di sicurezza. Khartoum avrebbe imposto come unica condizione la registrazione delle organizzazioni con una nuova denominazione e un nuovo logo: quattro le ONG già regolarizzate.

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mercoledì, giugno 10, 2009

Gheddafi a Roma

Nel giorno della visita di Gheddafi in Italia vorrei ricordare che questo "campione di libertà" (come lo ha definito il nostro Presidente del Consiglio) è colui che, oltre a violare sistematicamente i diritti umani nel proprio paese, come Presidente dell'Unione Africana ha più volte minacciato il ritiro di tutti i paesi africani dalla Corte Penale Internazionale in caso di condanna di al-Bashir.
Poi, dopo la richiesta di arresto emessa dalla Corte (nel marzo di quest’anno - per crimini di guerra e crimini contro l'umanità), si è dimostrato uno dei più attivi nell'esprimere la propria solidarietà al presidente sudanese (che secondo le prove raccolte è responsabile della morte di almeno 35 mila civili e del trasferimento forzoso di un numero di persone compreso tra 80 e 265 mila, che sono state sradicate dalle loro case).
A tale fine voglio ricordare le parole dell’Arcivescovo Desmond Tutu (Premio Nobel per la pace 1984) che mi piace pensare possano essere il punto di riferimento per quanti (forse ormai pochi) credono ancora che la libertà e la pace siano “valori assoluti” e non “mezzi di scambio” da sacrificare in nome della realpolitik: "Per quanto dolorosa e scomoda possa essere la giustizia, abbiamo preso atto che l'alternativa - lasciare che ci si dimentichi di far sì che chi commette reati risponda del proprio operato - è di gran lunga peggiore".

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martedì, giugno 09, 2009

Nuova sentenza porta a 103 il numero dei ribelli del JEM condannati a morte

Altri 12 ribelli del Justice and Equality Movement (JEM) sono stati aggiunti giovedì scorso alla lista dei condannati a morte da Khartoum, per il fallito attacco alla capitale nel maggio 2008.

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Picco di vendite del greggio sudanese in Aprile

Dopo una deludente chiusura del mese di Marzo, legata alla recessione globale, Aprile ha registrato un aumento del 75% delle vendite di greggio sudanese. Lo scambio totale di greggio ha sfiorato i 159 milioni di dollari contro i 90 del periodo precedente.

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sabato, maggio 30, 2009

Lettera di Yasha Reibman a Frattini sùlla laurea ad honorem a Gheddafi, Univ. di Sassari

Lettera a Franco Frattini Sulla bizzarra idea di laureare  ad honorem il colonnello Gheddafi.Quale considerazione ha dei diritti umani un dittatore africano che ha bollato il Tribunale penale internazionale di “terrorismo” per aver chiesto l’arresto dell’amico Bashir, il tiranno sudanese responsabile dello sterminio in Darfur? di Yasha Reibman
Tratto da: www.tempi.it

La laurea honoris causa viene conferita dalle università a personalità che si sono distinte particolarmente e che, accettando il conferimento, ricevono e nello stesso tempo danno onore all’ateneo che li celebra. Ebbene, questo ambìto riconoscimento verrà conferito al leader libico Muhammar Gheddafi dall’Università degli studi di Sassari. La proposta viene dal professor Giovanni Lobrano, preside di Giurisprudenza, ed è stata approvata dal Consiglio di facoltà. Ora si è formata una commissione per scrivere le motivazioni. Quale onore potrà mai sperare di ricevere l’ateneo sardo dal dittatore libico? In Libia vige un regime con un solo partito, con un solo leader, che da quarant’anni regna con la violenza sul paese e reprime i dissidenti. Secondo l’annuale rapporto di Freedom House sulla libertà nel mondo, la Libia ha il peggior voto possibile. In Libia viene praticata sistematicamente la pena di morte e, secondo l’associazione radicale Nessuno tocchi Caino, avvengono anche esecuzioni extragiudiziarie, cioè senza alcun processo. Le maggiori organizzazioni non governative per i diritti umani, da Amnesty International a Human Rights Watch, dalla Federazione internazionale delle leghe dei diritti umani a Medici senza frontiere e Reporters Without Borders, hanno in più occasioni denunciato la sistematica violazione dei diritti di donne, bambini e migranti. Organizzazioni non governative libiche semplicemente non esistono.L’alta considerazione che il colonnello Gheddafi ha nei confronti dei diritti umani è ben sintetizzata dalla sua scelta, nel 2000, di onorare con il prestigioso “Premio Gheddafi per i diritti umani” il dittatore cubano Fidel Castro. Mentre solo un paio di mesi fa, in qualità di presidente dell’Unione Africana, ha bollato il Tribunale penale internazionale di “terrorismo” per aver chiesto l’incriminazione e l’arresto dell’amico Omar Hasan Ahmad al Bashir, il dittatore sudanese responsabile dello sterminio in Darfur. Quali siano le ragioni che escogiteranno a Sassari per giustificare l’onorificenza a Gheddafi non è dato sapere, ma voi a quest’uomo dareste una laurea ad honorem?

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martedì, maggio 26, 2009

Pesanti scontri tra JEM ed esercito a Umm Baru, Nord Darfur

Fonti dell'UNAMID confermano pesanti scontri a fuoco tra i ribelli del JEM e l'esercito sudanese intorno alla città di Umm Baru, uno dei più grandi centri del Nord Darfur, vicino al confine ciadiano. Almeno 350 gli sfollati, più di 50 i feriti, un centinaio i morti accertati domenica scorsa.

La città, dapprima sotto il controllo dello SLM - Minnawi, unico firmatario del trattato di Abuja del 2006, sarebbe stata conquistata dal JEM, il movimento meglio armato del Darfur che sarebbe legato all'islamista HAssan Al-Turabi, e infine ripresa dall'esercito regolare, dopo ore di scontri e bombardamenti confermati da osservatori della missione ONU-UA. Il JEM, secondo quanto riferito dal Governo sudanese, avrebbe portato l'attacco alle postazioni militari del centro abitato con 80 veicoli e 40 pezzi di artiglieria di origine ciadiana: un'altra prova di forza del movimento ribelle in cerca di maggiore potere contrattuale, dopo quella di pochi giorni fa a Kornoy, altra cittadina a 50 Km dal confine con il Ciad, prima dell'inizio degli ennesimi colloqui di pace a Doha, domani 27 maggio, con il governo sudanese.


Nel frattempo, il Sudan Liberation Movement/Army, il più rappresentativo dell'eterogenea popolazione del Darfur ma il meno armato e diviso in più fazioni, cerca la via della riunificazione in Libia, plausibilmente nelle prossime settimane, nel tentativo di giungere compatto al prossimo tavolo di trattative.

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domenica, maggio 24, 2009

25 Maggio, Giornata Mondiale dell'Africa: più informazione sulle crisi umanitarie

Il 25 maggio è la Giornata Mondiale dell'Africa: lo hanno ricordato la FOCSIV e la Fondazione MISSIO (Conferenza Episcopale Italiana), in una lettera inviata ieri ai Presidenti e Direttori Generali delle principali Reti televisive italiane, al Presidente della Commissione di Vigilanza della RAI e al Presidente e Segretario Generale della FNSI (Federazione nazionale stampa italiana).
Nella lettera si chiede venga fatta più informazione sulle numerose e sempre ignorate crisi umanitarie del continente, appello condiviso e rilanciato da Italians for Darfur, che da maggio 2006 chiede a Rai, La7 e Mediaset che si parli del conflitto in Darfur, e non solo.
La ricorrenza è stata proposta dall'Unione Africana per ricordare la fondazione, nel 1965, dell’Organizzazione per l’Unità Africana, che nel 2002 ha preso l'attuale denominazione.

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Il Governo Italiano stanzia nuovi fondi per fronteggiare la crisi sanitaria in Darfur

Il Governo Italiano ha reso noto di aver stanziato 300.000 euro alla World Health Organization per far fronte alla nuova allarmante crisi sanitaria che mette a rischio la sopravvivenza di milioni di sfollati in Darfur, anche in seguito al dilagare di focolai di meningite nei campi profughi.

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lunedì, maggio 18, 2009

Kornoy in mano ai ribelli del JEM

Militari sudanesi, giunti alla base UNAMID di Ambaro, dichiarano di essere scampati a un pesante attacco delle forze ribelli del JEM nella città di Kornoy, nel Nord Darfur, a 50 km dalla base dei peacekeepers. I ribelli, con 70 veicoli e ben armati, ieri avrebbero conquistato in circa tre ore la cittadina, usata come base dai soldati regolari.

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