Il blog di Italians for Darfur

venerdì, marzo 27, 2015

Il Sudan bombarda lo Yemen

A suggellare la sempre più stretta amicizia tra i Paesi del Golfo Persico e il Sudan è il supporto di Khartoum alle operazioni militari in Yemen lanciate da Riad. È scattata l'operazione Tempesta di Fermezza, con cui la coalizione guidata dall'Arabia Saudita, appoggiata dagli USA, intende impedire l'avanzata degli sciiti Huthi sostenuti dall' Iran.

Omar Hassan al Bashir, che questa settimana volerà al Cairo per la tavola rotonda della Lega Araba, si è detto pronto a fornire truppe anche per un probabile intervento di truppa dopo i massicci bombardamenti di questi giorni.

lunedì, marzo 23, 2015

Convocazione di un gruppo di lavoro per la strategia di uscita dell'UNAMID

Un gruppo di lavoro congiunto composto da 16 funzionari governativi sudanesi, 13 funzionari delle Nazioni Unite/UNAMID ed 8 funzionari dell'Unione Africana si è riunito il 17 marzo a Karthoum per studiare una strategia comune per l'eventuale uscita di UNAMID dal Darfur. L'incontro, tenutosi presso il Ministero degli Affari Esteri di Khartoum, è stato inaugurato dall'attuale Sottosegretario sudanese per il Ministero degli Affari Esteri Sana Hamad, dall'mbasciatore dell'Unione Africana in Sudan Mahmoud Kane, dal generale Adrian Foster e dal vice consigliere militare presso la sede delle Nazioni Unite che dirige il team delle Nazioni Unite nel gruppo di lavoro congiunto.
Questo gruppo è stato stabilito in linea con la risoluzione 2173 del 27 agosto 2014, sotto richiesta "del Segretario Generale, in stretto coordinamento con l'Unione Africana e con la prospettiva di tutte le parti interessate, per preparare delle raccomandazioni per il futuro mandato, la composizione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, la configurazione e la strategia di uscita dell'UNAMID, oltre che per il suo rapporto con gli altri attori delle Nazioni Unite in Sudan. "
Il gruppo di lavoro congiunto deve mettere a punto una strategia di uscita che permetterebbe un passaggio di consegne graduale e progressivo di alcune attività dal mandato UNAMID al Governo del Sudan e la Squadra di Campo dell'Onu, oltre a fornire un'analisi dell'impatto di una protezione discontinua. A tal fine, il gruppo di lavoro congiunto sta elaborando un programma di visite a varie località del Darfur al fine di preparare una tabella di marcia per una uscita regolare dell'UNAMID senza creare, in seguito, un vuoto della situazione umanitaria e di sicurezza.
Una volta che la strategia di uscita possa venga elaborata, il gruppo di lavoro la presenterà a tempo debito al governo del Sudan, all'Unione africana ed allne Nazioni Unite. Nel frattempo, UNAMID continua ad attuare il suo mandato secondo il Capitolo VII che si concentra su tre priorità strategiche, compresa la protezione dei civili, la mediazione tra i movimenti armati governativi e non-firmatari ed il supporto alla mediazione del conflitto locale. 

http://unamid.unmissions.org/Default.aspx?tabid=11027&ctl=Details&mid=14214&ItemID=24574&language=en-US.

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domenica, marzo 15, 2015

UNAMID festeggia il Giorno Internazionale della Donna

L'8 marzo 2015, con il tema "Emancipa le donne, Emancipa la comunità" la Missione delle Nazione Unite-Unione Africana in Darfur (UNAMID), in collaborazione con il Comitato di Stato del Nord Darfur per la risoluzione 1325 sulle donne e con l'Organizzazione di Azione Pratica hanno celebrato la Giornata Internazionale della Donna a El Fasher nel Darfur Settentrionale.Centinaia di donne, uomini e bambini, compresi gli sfollati interni, le agenzie delle Nazioni Unite e le organizzazioni non governative hanno preso parte ai festeggiamenti che hanno avuto inizio con una marcia di solidarietà nella città di El Fasher. L'evento ha compreso anche degli spettacoli teatrali e delle canzoni."Siamo stati benedetti per poter celebrare questo giorno che rappresenta il simbolo di come le donne hanno lottato a lungo per ottenere i loro diritti legittimi nell'Esecutivo, negli Organi costituzionali e legislativi", ha detto la signora Halima Boush, Consigliere del Governatore dello Stato del Nord Darfur sui temi riguardanti le donne ed i bambini."Sosteniamo l'emancipazione delle donne e la celebrazione della Giornata Iinternazionale della donna a El Fasher, sosteniamo i diritti delle donne in tutto il Darfur. Le donne e gli uomini sono uguali ", ha aggiunto il signor Eissa Abdalla, Commissario a El Fasher.Il Rappresentante Speciale dell'Azione Congiunta dell'UNAMID (AJSR), Abiodun Bashua, ha trasmesso, per l'occasione, il messaggio del Segretario Generale delle Nazioni Unite. "Il Mondo deve unirsi in risposta agli estremisti violenti che prendono di mira le donne e ragazze... Abbiamo bisogno di cambiare gli schemi mentali, soprattutto tra gli uomini, e coinvolgerli nel farli divenire loro stessi protagonisti attiviper il cambio. Dobbiamo, anche, sostenere la nostra determinazione con risorse basate sulla sicura comprensione che gli investimenti, in un contesto di parità di genere, generano progresso economico, inclusione sociale e politico ed altri benefici che, a loro volta, favorirebbero la stabilità e la dignità umana ", ha detto l'AJSR a nome del Segretario Generale.Si sono svolti eventi simili organizzati dalla Missione, in collaborazione con le autorità locali e le agenzie delle Nazioni Unite a Nyala, nel Sud Darfur, a Zalingei, nel Darfur Centrale, a El Geneina e nel Darfur Occidentale.

Fonte:

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sabato, febbraio 28, 2015

Rapporto Sudan 2014 - 2015

Il nuovo rapporto 2014-2015 di Italians for Darfur ONLUS, "Sudan, Sud Sudan e situazione in Darfur a 12 anni dall'inizio del conflitto". è stato presentato il 26 febbraio nella sala Nassiriya del Senato, a Roma. Testimonial della campagna sono il famoso percussionista Tony Esposito e l'artista internazionale Mark Kostabi, che hanno prodotto un cd musicale i cui proventi dalla vendita verranno interamente devoluti alle campagne dell'associazione per i diritti umani.

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mercoledì, febbraio 11, 2015

Stupri di massa in Darfur, nuovo rapporto Human Rights Watch fa luce sugli orrori della guerra

Il nuovo rapporto di Human Rights Watch, “Mass Rape in Darfur: Sudanese Army Attacks Against Civilians in Tabit,”, documenta le atroci violenze commesse dalle forze armate sudanesi durante gli attacchi in Darfur, in particolare a TABIT, località del Nord Darfur, avvenuto l'ottobre scorso. Numerose le testimonianze e i racconti raccolti.

Nella cittadina, denuncia HRW, 200 donne e ragazze, anche minorenni, avrebbero subito stupri sistematici da parte degli uomini armati governativi e delle milizie assoldate. 

Un crimine inaudito, contro la popolazione del Darfur, che va avanti da oltre 10 anni, come denunciato da Italians for Darfur Onlus, che più volte ha lanciato il grido di allarme sull'uso dello stupro come arma di guerra, grido che rimane inascoltato.

Proprio il 5 febbraio scorso, il Ministro degli Esteri Sudanese è stato invitato a partecipare a Washington alle iniziative di promozione della pace e in commemorazione del genocido armeno, nella giornata del National Prayer Breakfast.


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mercoledì, febbraio 04, 2015

Il Ministro degli Esteri sudanese a Washington per la "colazione con il Presidente"

In un momento storico in cui le attenzioni sono tutte rivolte all'orrore propagandistico che giunge dal vicinissimo Oriente, ci si può permettere di tutto,
E così capita che Ali Ahmed Karti, Ministro degli Esteri sudanese,  il cui governo continua a macchiarsi di crimini contro i diritti umani, venga invitato a Washington, domani 5 febbraio.
L'evento è il National Prayer Breakfast, conosciuto anche come il "Presidential Prayer Breakfast",che si ripropone annualmente, con il contributo di membri del Congresso degli Stati Uniti e dalla "The Fellowship Foundation".
Tra gli invitati, anche il Dr. Ibrahim Ghandur, alto rappresentatnte del National Congress Party (approfondisci: Operation Broken Silence ).

Il Sudan è nella lista statunitense dei Paesi canaglia, pertanto soggetto a embargo, e numerosi sono ancora i crimini perpetrati contro la popolazione, tra gli ultimi il bombardamento di un ospedale di Medici senza Frontiere, ONG costretta a lasciare senza assistenza il sud e l'est del Darfur e la regione del Nilo Azzurro,

Terribili le condizioni dei detenuti politici e per reati di opinione, come più volte Italians for Darfur ha denunciato: proprio ieri i due leader dell'opposizione, Abu Essa (National Consensus Force) e l'attivista per i diritti umani Amin Mekki Medani (Sudanese Civil Society organisations) sono stati ricoverati per cure e assistenza in ospedale per la seconda volta da dicembre, e la loro detenzione è stata allungata per altre due settimane.


domenica, gennaio 11, 2015

Sudan: ONU pronta al ritiro dal Darfur

Il mondo e le celebrità di Hollywood non parlano più di Darfur e anche l'ONU alza bandiera bianca. 

Sotto intensa pressione del governo del Sudan e a dispetto di una recrudescenza dei combattimenti che hanno provocato un nuovo, massiccio esodo di profughi, le Nazioni Unite stanno studiando un radicale dimensionamento delle operazioni dei caschi blu. 

Con un budget annuale di 1,4 miliardi di dollari all'anno, la missione in Darfur, Unamid, è la più costosa dell'Onu. Un piano allo studio prevede di limitare il peacekeeping alla sorveglianza dei campi profughi. L'ipotesi è emersa sul New York Times, dopo che il Sudan ha annunciato l'espulsione di due alti funzionari dell'UNDP - un'azione criticata come "inaccettabile" dal segretario generale Ban Ki-moon - e mentre il procuratore capo della Corte Penale Internazionale (Cpi), Fatou Bensouda, ha fatto sapere di aver sospeso il processo di genocidio contro il presidente sudanese Omar Hassan al-Bashir, alla luce del mancato sostegno internazionale agli sforzi per ottenerne l'arresto. 

Sono tre sviluppi che "mettono in luce i limiti dell'attenzione internazionale", osserva il New York Times: la crisi in Darfur è stata eclissata da altre esplosioni di violenza nel mondo, dalla Siria al Sud Sudan, dall'Ucraina al Centrafrica alla catastrofe del'epidemia di Ebola in Africa Occidentale. Quando venne creata nel 2008 congiuntamente con l'Unione Africana (Ua), la missione di pace in Darfur era la più vasta delle Nazioni Unite con 20 mila caschi blu, ridotta successivamente di 4.000 uomini. Il Consiglio di Sicurezza e l'UA decideranno nei primi mesi dell'anno il ridimensionamento a dispetto della ripresa degli scontri tra gruppi ribelli e le famigerate milizie "janjaweed" filo-governative, che hanno costretto 475 mila persone la lasciare le loro case nel solo 2014. 

Le Nazioni Unite sostengono adesso che le loro forze sono costantemente sotto attacco e che è difficile continuare a operare come missione di pace senza la benedizione del governo del Sudan, mentre alcune unità che non hanno reso a dovere potrebbero essere eliminate: "Al cuore della missione è la protezione dei civili e che una riduzione del contingente non abbia effetti su questo computo", ha detto al NYT il sottosegretario al peacekeeping Hérvé Ladso.

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sabato, dicembre 13, 2014

Sospese le indagini sui crimini in Darfur

Era ricercato dalla Corte Penale Internazionale, ma tutti sapevano dove fosse, era accusato di crimini contro l'umanità in Darfur, ma è anche un ottimo partner commerciale, doveva essere arrestato ma volava liberamente da uno Stato africano all'altro.
Omar Hassan al Bashir, presidente del Sudan a seguito di un colpo di stato militare, ora è un uomo più libero che mai, dopo la decisione della stessa Corte di non proseguire le indagini sui crimini del Presidente per dar spazio a casi "più urgenti".
Incredule le associazioni e le comunità di rifugiati nel mondo.
"Senza parole" il laconico commento della Onlus Italians for Darfur.

venerdì, dicembre 05, 2014

KHARTOUM, NUOVA REPRESSIONE CONTRO I CRISTIANI. DISTRUTTA CHIESA EVANGELICA

KHARTOUM, NUOVA REPRESSIONE CONTRO I CRISTIANI. DISTRUTTA CHIESA EVANGELICA
Arrestati 37 giovani che erano riuniti in preghiera all’interno


Una nuova ondata di repressione contro i cristiani in Sudan  Mercoledì scorso le forze di polizia hanno fatto irruzione in una chiesa evangelica a  Nord della capitale e hanno iniziato a demolire l’edificio e hanno arrestato 37 giovani che erano riuniti in preghiera all’interno. 
A riferirlo il Pastore Yahya Abdelrahim attraverso l'emittente Radio Dabanga. 

La polizia è arrivata con nove autoveicoli, accompagnati da bulldozer e hanno iniziato a demolire le mura esterne. I giovani arrestati sono stati divisi in 3 gruppi e sono stati tutti multati da diversi tribunali per ‘turbamento dell’ordine pubblico’. 
Questo episodio segue un'analoga vicenda. Lo scorso mese le stesse forze speciali hanno confiscato e demolito la casa di un anziano pastore dopo avergli intimato di raccogliere le sue cose e lasciare l'abitazione attraverso un ordine del tribunale. 
Per protestare contro queste azioni violente e repressive le diverse chiese di Khartoum, studenti e altri membri delle comunità cristiane locali hanno deciso di organizzare dei presidi nei luogi di culto. 
Da quando, nel 2011, il Sud Sudan è diventato indipendente, molte chiese cattoliche e protestanti di Khartoum sono state distrutte o confiscate dalle autorità. Come, riferisce l'agenzia Fides il Segretario generale del Consiglio delle Chiese del Sudan, il rev. Kodi El Ramli, ha riferito che a settembre scorso il Consiglio ha ricevuto diverse denunce per molestie e discriminazioni nei confronti dei cristiani.




domenica, novembre 02, 2014

Stupro di massa in Darfur, oltre 200 vittime. Anche bambine






Raid dei militari sudanesi e delle milizie arabe a Tabit



Oltre 200 tra donne e bambine violentate nella notte tra venerdì 31 ottobre e il primo novembre nel villaggio di Tabit, vicino a El Fashir, nel Nord Darfur. I primi a denunciarlo i colleghi di Radio Dabanga. Lo stupro di massa sarebbe stato opera di militari governativi e milizie arabe, gli ex janjaweed.
Oltre alla radio indipendente sostenuta da Free Press Unlimited, un’organizzazione olandese che lavora per un’informazione libera nel mondo, ci hanno fornito notizie al riguardo anche i nostri contatti sul posto e i rifugiati sudanesi originari di Al Fasher che vivono a Roma.
Secondo i testimoni, il raid punitivo sarebbe stato conseguenza della scomparsa di un militare della guarnigione dell’esercito governativo nell'area.

Ma la missione Onu dispiegata in Darfur non ha potuto fare un sopralluogo e confermare l'episodio.





mercoledì, ottobre 29, 2014

28 Ottobre, On. Scagliusi e altri deputati M5S presentano mozione per il Sudan

Pubblichiamo la mozione, indirizzata alla Camera in data 28 ottobre, dall'On. Scagliusi e da altri deputati del Movimento 5 Stelle, che fa seguito all'audizione del 22 settembre scorso, a cura del Prof. Mukesh Kapila, presso la Commissione affari esteri della Camera, e promossa da Italians for Darfur ONLUS e Aegis Trust.

Atto di indirizzo:
"La III Commissione, premesso che: 
in data 22 settembre 2014, il Comitato permanente per i diritti umani istituito presso la Commissione affari esteri della Camera dei deputati, ha audito l'audizione il professor Mukesh Kapila, rappresentante speciale per l'Aegis Trust per la prevenzione dei crimini contro l'umanità; 
sono ormai trascorsi più di dieci anni dall'inizio del conflitto, nel 2003, ed è tuttora difficile calcolare esattamente il numero dei morti di questo genocidio di cui si è reso responsabile il Governo sudanese; 
l'attuale situazione nel Sudan occidentale è tuttora segnata da diffusa violenza e impunità. Nonostante due accordi di pace, il Darfur è ancora lontano da una vera pace e la regione è segnata invece da miseria e consistenti ondate di profughi che tentano di lasciare il Darfur; 
la situazione attuale nei Monti Nuba appare molto più drammatica di quella in Darfur di 10 anni fa. I livelli di violenza in Darfur erano certamente elevati, ma i modi di portare avanti il conflitto erano più rudimentali: i Janjaweed (letteralmente «demoni a cavallo», un gruppo di miliziani arabi reclutati fra i membri delle locali tribù nomadi dei Baggara) si muovevano a dorso di cammelli con bombe di tipo rudimentale. Oggi, sotto altro nome, guidano Land Cruisers, sono armati di caccia bombardieri che lanciano missili balistici, bombe a grappolo, mine e anche carri armati; dunque, confrontando il Sudan di oggi con quello di 10 anni fa se ne può concludere che la violenza è aumentata e si è espansa ad altre regioni oltre al Darfur, dove la violenza continua, ovvero ad altre regioni di confine abitate da popolazione di origine tribale nera africana: la regione del Nilo Blu, dei Monti Nuba e di Abiey; 
nella regione dei Monti Nuba, un milione di persone vive dentro a grotte, poiché i bombardamenti sono costanti. I quattro ospedali nella zona controllata dai ribelli sono stati tutti bombardati dal Governo sudanese nel mese di giugno 2014. Questa è una chiara violazione della legge umanitaria internazionale, è un crimine di guerra e un attacco alla dignità umana. Cose simili accadono anche nella regione del Nilo Blu. Poiché si è registrato in questi anni un fallimento dell'intervento internazionale in Darfur, il regime sudanese si è ovviamente sentito incoraggiato a perpetrare i suoi crimini; 
in Sudan ci sono approssimativamente 7 milioni di persone coinvolte da un tentativo di pulizia etnica in diverse zone del Paese; ciò significa che la criticità della situazione umanitaria in termini di diritti umani in Sudan risulta essere tra le peggiori al mondo. In Darfur ci sono 2 milioni di persone incarcerate in campi per rifugiati interni, dove vivono come prigionieri. Le donne che escono dal campo vengono stuprate costantemente e sistematicamente ormai da dieci anni; 
le missioni di peacekeeping dell'ONU in Sudan hanno fallito gravemente nella protezione dei civili e i processi politici in Sudan risultano frammentati. Parte attiva di alcuni processi sono le Nazioni Unite, mentre di altri processi è l'Unione africana. C’è un processo separato per la regione di Abiey, un processo separato per il Darfur, un processo separato per il resto del Sudan e il presidente sudanese Omar al Bashir, di fatto non coopera né con l'Unione africana né con le Nazioni Unite, perché nel momento in cui dovesse essere adottato un approccio onnicomprensivo, egli dovrebbe rispondere di tutto quello che ha fatto; 
al momento, il Sudan è una minaccia per la sicurezza dell'Africa, e del mondo in generale, poiché nel regime del Sudan proliferano terrorismo, malattie e armi leggere. Anche la pace in Sud Sudan è altamente dipendente dalla pace in Sudan. La situazione nella Repubblica centroafricana (RCA) è anch'essa legata al Sudan, poiché il regime di Khai-tounn offre rifugio ai combattenti più estremisti della RCA; 
il Sudan oggi è in grado di permettersi l'acquisto di aerei moderni e armi moderne, alcuni dei quali fabbricati in Sudan, ma per la maggior parte importati. Le sanzioni applicate dagli Stati Uniti e da parte dell'Unione europea risultano essere non chiare, vaghe e facilmente eludibili; infatti, diversi Paesi promuovono singolarmente diverse azioni commerciali, alcuni segretamente, altri addirittura ignorano completamente e pubblicamente le sanzioni. Vengono inoltre tenute conferenze che incoraggiano il commercio tra il Sudan e i Paesi dell'Unione europea; 
ci sono molte organizzazioni umanitarie che non portano aiuto nelle aree dove l'accesso viene negato dal regime sudanese. Tali organizzazioni, temendo il regime, non intendono infrangere le restrizioni del Governo sudanese con il risultato che i fondi raccolti vanno a finanziare l'organizzazione invece che l'assistenza alla popolazione,

impegna il Governo:

a promuovere, nelle sedi internazionali, un approccio onnicomprensivo verso i processi politici in Sudan al fine di unificare e risolvere tutti i problemi assieme dal momento che non è possibile risolverli singolarmente; 
a supportare i mandati di arresto della Corte criminale internazionale contro Omar al-Bashir e altri esponenti del regime di Khartoum; 
a promuovere presso le Nazioni Unite, sanzioni economiche, finanziarie, commerciali e sugli armamenti contro il Sudan per favorire la riduzione dei mezzi del regime sudanese utilizzati per fare guerra al proprio popolo e per assicurare che il regime di Khartoum non continui a rafforzarsi attraverso le risorse che derivano dal petrolio e da altri mezzi, grazie alle quali può approvvigionarsi di armi per il controllo del suo popolo; 
a ritirare l'ambasciatore italiano a Khartoum e, al fine di isolare dal punto di vista diplomatico il regime sudanese, ad adoperarsi affinché tutti gli Stati membri dell'Unione europea avviino un'analoga azione che preveda il ritiro gli ambasciatori europei in missione diplomatica sostituendoli con ufficiali incaricati di minor livello, per mandare un segnale politico molto forte, facendo capire al regime che i Paesi europei non sono più disposti a tollerare il comportamento tenuto nell'ultimo decennio; 
a promuovere, nelle opportune sedi internazionali, iniziative umanitarie indirizzate anche alle aree meno accessibili, assicurando che i fondi raccolti siano utilizzati per assistere la popolazione con particolare attenzione alle persone maggiormente in difficoltà.


(7-00501) «Scagliusi, Manlio Di Stefano, Di Battista, Spadoni, Sibilia, Del Grosso, Grande».

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sabato, ottobre 25, 2014

Bashir ci ripensa e si ricandida alle presidenziali del 2015

Nel 2012, nel pieno della Primavera araba,il presidente sudanese Omar al Bashir, ricercato per crimini di guerra e genocidio dalla Corte penale internazionale, aveva annunciato che non si sarebbe ricandidato. E invece, giovedì scorso, l'assemblea del National Congress Party lo ha rieletto leader del partito e sarà quindi ricandidato alle presidenziali nell'aprile del 2015. Ad annunciarlo il suo consigliere, Ibrahim Ghandour mentre Bashir era impegnato in una visita ufficiale in Egitto.
L'ex generale, arrivato al potere con un colpo di stato nel 1989, è stato eletto con 266 voti su 522.

martedì, ottobre 07, 2014

Testimonianza di un dottore di Msf: il dramma Darfur è più grave che mai

Dieci anni di guerra, metà popolazione tra sfollati, rifugiati e morti. Dopo la tregua del 2011, in Darfur sono ricominciati gli scontri tra l'esercito sudanese, le milizie paramilitari alleate e i gruppi indipendentisti "neri": dall'inizio del 2014, sono 385mila i civili che hanno perso la casa, raggiungendo i due milioni di profughi già nei campi.
Tutto ciò che denunciamo da mesi, come fatto negli ultimi otto anni, lo conferma la testimonianza di uno psicologo di Medici senza Frontiere, il dottore Fabio Gianfortuna.
Prosegue il conflitto in Darfur, dove la minoranza araba detentrice del potere a Khartoum è opposta ai gruppi indipendentisti (Slm, Sla, Jem) delle etnie "nere" di questa zona occidentale del Sudan. L'ultimo scontro, il 6 ottobre, quando sono stati uccisi 16 militari in un attacco dei ribelli alla guarnigione di Guldo. Nel frattempo, nel Nord Darfur è stato proclamato lo Stato di Emergenza, vietando tra l'altro il kadamool, il turbante locale che copre gran parte della faccia.
Ma lo stillicidio è costante e quotidiano: secondo le Nazioni Unite, solo dall'inizio dell'anno 385mila civili hanno dovuto lasciare le loro case, soprattutto per gli attacchi delle forze paramilitari nella zona di Nyala. In un paese di 6 milioni di abitanti, dal 2003, anno in cui iniziò la guerra civile, si contano 400mila morti, più di 2 milioni di sfollati interni e 300mila rifugiati all'estero. In Darfur, oggi tutta la popolazione è divisa in sfollati, comunità di accoglienza e popolazioni rurali tagliate fuori dagli aiuti. Non ci sono alternative a queste tre categorie di vita. È una sorta di prigione a cielo aperto, perché è vietata la libertà di movimento al di fuori della propria area di insediamento.
Così fa il punto Fabio Gianfortuna, psicologo di Medici senza Frontiere che ha coordinato un progetto di salute mentale nel campo di Shanguil Tobaya: "In Darfur, la situazione è sempre incerta, si alternano tregue più o meno ufficiali a periodi di conflitto aperto. Dopo la firma del trattato di Doha del 2011 e la costituzione del Comitato misto Nazioni Unite/Unione Africana per il cessate il fuoco, la situazione sembrava più calma, ma nel 2013 il Governo ha intensificato i bombardamenti e le milizie arabe (Janjaweed) hanno ripreso ad attaccare campi di sfollati e villaggi, proteste pacifiche sono state soppresse nel sangue e sono ripresi gli arresti sistematici, mentre i vari gruppi ribelli si son nuovamente mobilitati". Human Rights Watch e un report di Foreign Policy hanno recentemente accusato di totale inefficacia la missione internazionale di peacekeeping, forte di 20mila soldati. Il segretario dell'Onu Ban Ki-moon si è detto "preoccupato" e ha aperto un'inchiesta. In ogni caso, oggi la situazione non è quella del 2004, con centinaia di migliaia di morti, ma le speranze del 2011 sono tornate a essere solo speranze.
Gianfortuna racconta come gli abitanti del Darfur vivano da un decennio in uno stato di pericolo costante e di violazione dei diritti umani. Shanguil Tobaya, nel pieno del Sahara, è solo uno delle decine di campi sorti nel Paese: "È vicino all'incrocio tra le due principali strade del Nord; dieci anni fa, la popolazione in fuga si è fermata lì per stanchezza, dopo un cammino di settimane. E negli anni successivi i profughi sono continuati ad arrivare, con alle spalle storie di violenza nei villaggi di origine e lungo il cammino". Tutto dipende da aiuti esterni: il Pam delle Nazioni Unite per il cibo, Oxfam per l'acqua, Medici senza Frontiere per la salute. Shanguil è stato completamente distrutto tre volte. Racconta Gianfortuna, che era là durante un bombardamento: "Le milizie girano intorno al campo, uccidendo gli uomini che escono e violentando le donne che cercano di raggiungere una misera fonte d'acqua distante un chilometro".
A fine settembre, nel campo di Nierteti e Nyala, piogge torrenziali hanno distrutto 3.700 abitazioni di fortuna e bloccato le strade. Gli sfollati, senza più nulla, si proteggono ora da pioggia e sole con sacchi di plastica. Nei campi, la stragrande maggioranza dei profughi sono bambini e ragazzi di meno di 12 anni, talvolta separati dalle loro famiglie. Non ci sono scuole, né spazi di incontro, niente che possa aiutarli a crescere. Spiega lo psicologo di Msf: "I genitori, se ci sono, sono spesso bloccati psicologicamente". Molte donne sono vittime di violenza, in Darfur lo stupro è usato come arma di guerra.
 Nei campi, dove la salute non è un diritto, Medici senza Frontiere ha costruito dei presidi sanitari. Gianfortuna si è occupato dell'aspetto psicologico, tentare di alleviare i traumi e disturbi derivanti dallo stress e dalle violenze subite da un lato, provare a salvaguardare un minimo di strutture comunitarie e familiari dall'altro. "Mi ricordo - racconta - una bambina di sette anni che non dormiva da mesi perché il suo villaggio era stato attaccato da truppe appartenenti ad un'altra etnia che parlavano un dialetto estremamente riconoscibile. Nel campo c'erano molti appartenenti alla stessa etnia e lei, ogni volta che sentiva il dialetto degli assalitori, cominciava a piangere e gridare di paura. Purtroppo questo succedeva di continuo, di giorno e di notte, e la bambina era veramente allo stremo delle sue energie psichiche. Sei mesi di lavoro quotidiano con lei, sono stati premiati da un sorriso e da un pupazzetto costruito con la sabbia che ho ancora in camera mia".
Accanto alla sofferenza delle persone, c'è anche un dato economico che spiega l'assurdità di questa guerra. Secondo Hamed El Tijani, direttore del dipartimento di Scienze politiche dell'Università americana del Cairo, il conflitto in Darfur costa 23 volte di più rispetto alle spese sanitarie dell'intero Sudan. Il professore ha calcolato che la guerra decennale è costata 50 miliardi di dollari, 5 all'anno, cioè il 23% del Pil a fronte dell'1% rappresentato dagli investimenti nella sanità.

sabato, settembre 20, 2014

Sudan, Bashir licenzia vertici radio e tv. Verso unificazione media

Il presidente del Sudan, Omar Hassan al-Bashir, ha licenziato i vertici dei media statali rimuovendo il direttore di Sudan Tv Mohammed Hatem Suleiman e quello di Sudan Radio Muatassim Fadl.
Bashir ha anche disposto la formazione di una Commissione generale per la Radio e la Televisione e nominato al-Samaw'al Khalafalla a dirigerla, con Zubair Osman Ahmed come vice. L'obiettivo è quello di nominare un unico direttore per la radio e per la tv.
Il presidente sudanese ha inoltre emesso un decreto per formare una commissione che riveda la struttura organizzativa e funzionaria della Commissione per la radio e la televisione guidata dal sottosegretario del ministero delle Finanze.
La commissione rivedrà anche il numero degli impiegati e il lavoro necessario per i due media.

giovedì, settembre 18, 2014

Sudan, ex inviato Onu in Italia per denunciare crimini mai finiti

Mukesh Kapila, invitato da Italians for Darfur, terrà conferenze e incontrerà istituzioni 

Mukesh Kapila, ex inviato Onu e primo a denunciare il genocidio compiuto in Darfur, sarà in Italia su invito di "Italians for Darfur" per una serie di incontri istituzionali e conferenze universitarie.

Durante la sua visita nel Paese, il professore Kapila terrà lezioni all' Università 'La Sapienza' (19 settembre, h17) ed all'Università Roma Tre (23 settembre, h15).
Kapila parlerà delle sue esperienze in Sudan dove è stato a capo delle Nazioni Unite dieci anni fa.
I suoi interventi sono basati sul suo libro "Against a Tide of Evil", un racconto senza restrizioni che  rivela per la prima volta le "scioccanti profondità del male creato da coloro che progettarono ed

orchestrarono la soluzione finale in Darfur".         
Condividerà la sua visione sul perché la comunità internazionale abbia fallito nel fermare il primo genocidio del 21esimo secolo in Darfur, nonostante la lezione dell'ultimo genocidio del 20esimo secolo – in Rwanda – di cui egli stesso è stato testimone.
Appena tornato da un lungo tour in Sudan, Sud Sudan e Rwanda che lo ha visto impegnato tutto agosto, il professor Kapila incontrerà diverse personalità istituzionali e impegnate nella protezione dei diritti umani.

La visita organizzata da Voice for Nyala, campagna britannica che supporta "Italians for Darfur", è finalizzata a denunciare le violenze e l'intensità del conflitto in Sudan dove continuano a essere compiuti crimini contro l'umanità nel silenzio della Comunità internazionale.


Per saperne di piu' www.mukeshkapila.org



Per ulteriori informazioni contattare Elena elena@people4sudan.org


+44 (0) 7592834456