Unione Africana non riconosce il mandato di arresto della CPI contro il dittatore sudanese Bashir
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Riportiamo il documento, pervenutoci attraverso Suliman Ahmed Hamed, rappresentante dei rifugiati del Darfur in Italia, firmato dai movimenti ribelli riunitisi il 4 luglio scorso:
Proposal to unite armed resistance movements in Darfur
Considering the current political situation in Sudan… Believing that unification of all armed resistance movements in Darfur is the only way to achieve our objectives and demands…In continuation with the efforts exerted before… And on the basis of the responsibilities that has been pledged to our people; we, representatives of the resistance armed movements in Darfur, we believe in the need to realize the following:
unifying all Darfur movements shall be the basis for the realization of political aspirations to our people and realizing all intended objectives;
unifying Darfur resistance movements shall go hand in hand with unifying all constituencies;
taking a unified stand during the course of our struggle, especially on any future initiatives;
call on the international community, the mediators, neighboring countries, and all other peace seeking entities to stay neutral when dealing with Darfur movements, and include all movements in the political peace process;
the mediation must support all efforts aimed to unify the Darfur movements as a prerequisite to ensure the success of the political peace process in the future;
when dealing with the media, all parties must adopt a unified stand and focus:
on the root cause of the Darfur conflict, locally and nationally;
on avoiding provocative statements which may insult the different components of Darfur society;
Media services must be directed to foster the common interest of the Darfur community and give hope for a better future for Darfur,
on the suffering of the IDPs, refugees and other affected persons and collectively seeking support to provide humanitarian assistance to them;
Highlight the failures f government institutions and policy failures of all government since independence.
military coordination and cooperation among all Darfur movements and seek non-military assistance from relief organizations;
make good use of the movements’ foreign relations to support the resistance movements;
cessation of hostilities within different Darfur armed groups and between all parties of the resistance and the
establishment of a mechanism to deal with any future hostilities;
opening and protecting humanitarian corridors and abiding by international humanitarian and human rights laws which protect civilians, IDPs, refugees, and relief organizations
Allocated efforts to support the resistance and collaborate to open channels for shared support
Work to facilitate opening the roads and routes and respect the international human rights law, protect the civilians, the misplaced, the refugees and the humanitarian organizations
Established a mechanism for accountability
We thank Dafur Peace and Development organization, Institute for Conflict Analysis and Resolution at George Mason University, and the Center for Human Rights and Genocide Studies in the University of Siena, Tuscani and we kindly request organizing another meeting in an effort to unify the resistance movement in Darfur.
URF,
URFF,
SLM-Unity,
SLM-AS,
SFDA,
Date: July 4, 2009
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Nonostante le aspettative fossero a favore di un interesse generale nei confronti della "Giornata Mondiale del Rifugiato 2009", i media nazionali hanno dimenticato di trattare la notizia per come essa meritava. Ciononostante le manifestazioni hanno interessato molta parte dell'Italia ed in particolare, con un giorno di anticipo, si è celebrata all’Università della Calabria, grazie alla volontà del movimento studentesco per i diritti umani DEStrutturante che ha organizzato un incontro-dibattito, con la giornalista Antonella Napoli, presidente dell'associazione Italians For Darfur ed autrice del libro-reportage "Volti e colori del Darfur" i cui diritti d'autore sono devoluti ad Emergency per la realizzazione dell’ospedale pediatrico di Nyala nella regione sudanese. La Giornata del Rifugiato avrebbe dovuto proseguire il giorno dopo (nella sua data ufficiale) a Cosenza, ma la coincidenza con il silenzio elettorale e la possibilità di azioni dimostrative, sebbene pacifiche, contro la politica governativa, hanno indotto gli uffici comunali a revocare l’autorizzazione concessa. Solo grazie all’immediata disponibilità, del direttore di un importante centro commerciale è stato possibile recuperare il pomeriggio di ieri, attraverso l’ospitalità di un banchetto del movimento per divulgare il volume di Antonella Napoli e far conoscere la protesta pacifica attuata dai Missionari Comboniani di Castelvolturno contro il pacchetto sicurezza approvato dal Governo, con la distribuzione dei permessi di soggiorno "In nome e in grazia di Dio". «Il problema del Darfur- ha detto Antonella Napoli agli studenti dell’università calabrese- nasce anche dalla mancanza di interesse politico degli Stati civili. L’aver visto con i miei occhi la condizione dei rifugiati nei campi profughi, la luce negli occhi di quei bambini e la forza di quelle donne nonostante la maggior parte siano state vittime di stupri delle milizie dei janjaweed, mi hanno indotto a operare per quel popolo, insieme all’associazione che rappresento, portando l’interesse verso il Darfur sui media nazionali. Oggi solo il 16% degli italiani sa che in quella regione c’è una crisi scaturita da interessi economici e geopolitici e si continua a sostenere che tre milioni di rifugiati e trecentomila morti non identifichino un genocidio». “Volti e colori del Darfur”, la cui prefazione è di Monica Guerritore e contiene uno scritto di Suliman Hamed Ahmed, è un viaggio tra i rifugiati nei campi profughi del Darfur che attraverso le immagini esclusive ed i racconti di stupri e di bombardamenti diviene un reportage, realizzato ad Al Fasher, della regione del Sudan più dimenticata dal resto del mondo. «Volti, sguardi, preghiere inascoltate. La rabbia repressa e il dolore immane per una vita strappata, una dignità violata, una ferita aperta che il tempo non riesce a sanare. Tutto questo e molto di più è il Darfur -ci dice Antonella Napoli -la regione del Sudan dilaniata da un conflitto iniziato nel 2003 e che ha provocato, secondo stime Onu, tra i duecento e i trecentomila morti e costretto quasi tre milioni di persone a rifugiarsi nei campi profughi. A spingerle lontane dalle loro case sono la paura e la violenza dei janjaweed, i cosiddetti ‘diavoli a cavallo’, milizie armate arabe che hanno seminato il terrore tra le etnie africane. La crisi umanitaria in Darfur è considerata, a livello mondiale, la più grave degli ultimi decenni, eppure la percentuale di coloro che conoscono questo dramma è letteralmente imbarazzante ad iniziare da alcuni nostri politici che ancora credono che “darfur” sia la marca di una caramella.» Italians For Darfur Onlus è l'associazione per i diritti umani con sede a Roma, alla quale aderiscono giornalisti, artisti, educatori e operatori umanitari, e che grazie all'attività svolta attraverso due Global Day e un concerto al Parco della Musica ha indotto i maggiori telegiornali nazionali ad incrementare le notizie sul Darfur, che hanno da sempre trovato spazio ed attenzione su Articolo21. «La poca sensibilità dei media, e di conseguenza della società civile, nei confronti di questa tragedia è palese.- continua Antonella Napoli -Basti pensare che mentre si celebrava il sessantesimo anniversario della Dichiarazione universale dei diritti umani, nel Darfur meridionale venivano rapite e stuprate delle donne che si erano allontanate dal campo profughi di Kalma per raccogliere legna. Nessun organo di informazione ne ha dato notizia. Per dire ‘no’ a tutto questo, mobilitare l’opinione pubblica in favore del Darfur e per garantire una migliore qualità del servizio televisivo italiano e dei media in generale, è nata dapprima online, grazie a Mauro Annarumma, ‘Italians for Darfur’. Ecco perché è stato concepito questo volume, dopo un mio viaggio tra gli sfollati nei campi profughi e nelle periferie delle città del Darfur. Uomini, donne e bambini che nonostante una vita ai limiti della sopravvivenza hanno ancora qualche sprazzo di luce negli occhi. Ed è attraverso gli sguardi impressi nelle foto e le storie raccontate in questo libro che speriamo di riuscire a toccare nel profondo chi oggi ha tra le mani ‘Volti e colori del Darfur’ e contribuisce così a tenere accesa quella flebile luce, la luce della speranza.Occorre rinnovare il concetto di cooperazione sburocratizzando le procedure, vietando strumentalizzazioni sull’azione del “rifugiato” ed avviando una riforma per la gestione dei fondi spesso oggetto di mera ripartizione»
Giulia Fresca
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Alla vigilia di Mercoledì 10 giugno 2009, in occasione della decima notte un gruppo di studenti del Congresso Nazionale hanno assalito gli studenti del Darfur con coltelli e lame, ferendo 32 studenti che sono stati trasportati in un ospedale dopo alcune ore. Circa 300 studenti tra cui donne che indossavano l'Abayat, il velo tradizionale, hanno picchiato gli studenti e li hanno espulsi dal campus spingendoli per la strada fino a quando gli studenti sono stati costretti a dormire all'esterno, con un aumento del numero di feriti e dei furti. Il Giovedi mattina alle ore 10 gli studenti sono stati aggrediti nuovamente, portando il numero dei feriti a 19, così come gli arresti arbitrari di studenti del Darfur saliti a 11; 16 studenti sono ancora dispersi. Attualmente, va rilevato che vi sono 4 studenti gravemente feriti.Etichette: Darfur, fai notizia, fainotizia, studenti, Sudan, Suliman Ahmed Hamed
Non si arrestano le violenze e le uccisioni su larga scala in Sudan, dal Sud Sudan al Darfur. A denunciarlo in un nuovo rapporto delle Nazioni Unite, giovedì scorso, è Sina Samar, inviato speciale dell' ONU per i diritti umani in Sudan.Etichette: Darfour, Darfur, dossier, fai notizia, fainotizia, rapporto ONU
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Militari sudanesi, giunti alla base UNAMID di Ambaro, dichiarano di essere scampati a un pesante attacco delle forze ribelli del JEM nella città di Kornoy, nel Nord Darfur, a 50 km dalla base dei peacekeepers. I ribelli, con 70 veicoli e ben armati, ieri avrebbero conquistato in circa tre ore la cittadina, usata come base dai soldati regolari.
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