Il blog di Italians for Darfur

venerdì, agosto 28, 2015

Segnali di distensione fra USA e Sudan

L'Inviato Speciale degli Stati Uniti in Sudan e Sud Sudan, Donald E. Booth, ha discusso con il Ministro degli Esteri sudanese, Ibrahim Ghandour, sulle questioni in sospeso tra i due Paesi.

Il Dipartimento per l'Informazione del Ministero degli Esteri del Sudan ha rilasciato una breve dichiarazione dicendo che la visita dell'inviato statunitense e la delegazione d'accompagnamento sarebbe durata due giorni.

L'ambasciata degli Stati Uniti a Khartoum ha annunciato che l'inviato sta svolgendo una visita non comune in Sudan per discutere delle relazioni bilaterali tra i due Paesi.

"La visita rientra nel quadro dei nostri sforzi diplomatici per sviluppare dei legami con i sudanesi e per discutere tutte le questioni che riguardino le relazioni tra le due Nazioni", ha detto il Portavoce dell'Ambasciata, Caroline Schneider.

Booth è arrivato a Khartoum martedì scorso nella sua prima visita da quasi due anni. Nel novembre del 2013 Khartoum aveva negato il visto per il diplomatico degli Stati Uniti dopo il rifiuto tacito di Washington di concedere un visto al Presidente sudanese, Omar al-Bashir, per partecipare all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel settembre dello stesso anno. Insomma, questa visita sembra essere un segnale di distensione fra i due Paesi.

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giovedì, agosto 27, 2015

Rissa durante cerimonia pubblica per progetti in Darfur

La cerimonia d'apertura per la II Fase dei progetti di sviluppo nella regione del Darfur si è trasformata in una rissa tra i membri delle due parti firmatarie del Documento di Doha per la Pace in Darfur (DDPD) sulla legittimità dell'Autorità Regionale del Darfur (DRA).

Testimoni oculari hanno detto  che, i membri del Partito di Liberazione e Giustizia (LJP), guidato da Bahar Idriss Abu Garda, hanno fatto irruzione in una sala del Rotana Hotel a Khartoum dove il DRA aveva organizzato una cerimonia, in presenza di diplomatici e ufficiali di altri Governi, per l'attribuzione di 620 progetti a diverse aziende con lo scopo di migliorarle.

Uno dei manifestanti ha espresso ad alta voce il suo rifiuto dell'evento ed ha costretto un Ministro del DRA ad interrompere il suo discorso. Dopo di ciò sia i membri del LJP che i sostenitori del Presidente del DRA, al-Tijani Sissi, hanno iniziato a combattersi sotto gli occhi stupefatti dei presenti alla cerimonia.

La lotta è vista come una nuova escalation di violenze per il potere tra le due fazioni dell'ex Movimento di Liberazione e Giustizia (LJM) che ha firmato l'accordo quadro di Doha nel luglio 2011. Infatti lo scorso marzo, poco prima delle elezioni, LJM si era diviso in due Movimenti politici: Partito di Liberazione Nazionale e Movimento per la Giustizia (NLJP) guidati da al-Tijani Sissi ed il Partito di Liberazione e Giustizia di Abu Garda.

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mercoledì, agosto 26, 2015

L'Unione Africana mette le basi per il processo di pace

Il Consiglio di Pace e Sicurezza dell'Unione Africana (AUPSC) ha rinnovato il suo sostegno a un approccio olistico per porre fine ai conflitti in Sudan ed ha chiesto l'istituzione di una conferenza preparatoria per creare le condizioni necessarie affinché possa iniziare il processo di dialogo nazionale che il Governo prevede di tenere all'interno del Paese.

Il Mediatore e Capo del Gruppo di Attuazione ad Alto Livello dell'Unione Africana (AUHIP), Thabo Mbeki, ha informato AUPSC sul suo recente incontro con il Presidente Omar al-Bashir dicendo che quest'ultimo è determinato a procedere con il processo interno anche senza i gruppi ribelli ed i partiti di opposizione.

Lunedi, il corpo di pace e la sicurezza regionale ha ricevuto alcuni gruppi ribelli e di opposizione sudanesi. Durante l'udienza, le forze del "Sudan Call" hanno espresso il loro impegno per un processo inclusivo e globale in linea con la tabella di marcia dell'Unione Africana per facilitare il dialogo nazionale. Essi hanno inoltre accusato Khartoum per aver rifiutato di partecipare alla riunione preparatoria del marzo scorso.

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martedì, agosto 25, 2015

Nuovo Procuratore per risolvere la guerra in Darfur

Il Governo sudanese ha nominato un nuovo Procuratore Speciale per i crimini nel Darfur per sostituire Yasser Mohamed Ahmed che è stato, invece, spostato altrove.

Il nuovo Procuratore, al-Fatih Issa Taifoor, ha assunto ufficialmente l'incarico nello stato del Nord Darfur, dove è giunto sabato.

In alcune dichiarazioni da El-Fasher, Taifoor ha sottolineato la serietà del Governo e del Ministero della Giustizia per stabilire lo Stato di diritto e la lotta contro l'impunità.

Taifoor ha detto che cercherà di raggiungere il suo compito senza sosta in modo che il Darfur possa godere la sicurezza e la pace sociale.

È stato accolto con un benvenuto ufficiale da alcuni funzionari di Governo come il governatore Abdul-Wahid Youssef e dei membri del Comitato per la Sicurezza dello Stato.

Khartoum ha creato questa posizione nel 2003 per dimostrare alla comunità internazionale la sua serietà nel cercare gli autori dei crimini che sarebbero stati commessi nel corso della guerra contro i ribelli armati nel Sudan Occidentale.

http://www.sudantribune.com/spip.php?article56159

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lunedì, agosto 24, 2015

Al-Bashir spinge Kiir per firmare un accordo di pace

Omar Hassan al-Bashir ha invitato il Presidente del Sud Sudan, Salva Kiir, a firmare l'accordo di pace regionale mediato a livello internazionale volto a porre fine alla 20 mesi di conflitto nella Nazione più giovane del mondo.

Un consigliere presidenziale del Sud Sudan ha detto che, nonostante gli ostacoli, al-Bashir continua ad impegnarsi nell'attuazione dell'Accordo di Naivasha del 2005 (CPA: Comprehensive Peace Agreement ), compresa la clausola di autodeterminazione prevista dall'accordo di pace (base sulla quale il Sud Sudan ha ottenuto l'indipendenza nel 2011).

"Abbiamo firmato il CPA, ma non abbiamo completato la sua attuazione fino ad oggi", così il leader sudanese ha detto al presidente Kiir nella capitale etiope, la settimana scorsa.

Secondo l'aiutante presidenziale, al-Bashir ha affermato che alcune disposizioni del CPA possono non ancora essere attuate, ma ciò non significa che esse rimangano tali. "Non stiamo dicendo che non saranno attuate, ma tutto può accadere", così il Consigliere presidenziale ha riferito.

http://www.sudantribune.com/spip.php?article56157

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venerdì, agosto 21, 2015

Al Bashir: totale apertura per amnistia e dialogo

Il presidente sudanese Omar al-Bashir ha detto che è pronto a dichiarare un cessate il fuoco di due mesi negli Stati del Nilo Azzurro e del Sud Kordofan oltre che nella regione del Darfur ed ha rinnovato la sua offerta di amnistia per i ribelli che sono disposti a partecipare al dialogo nazionale.

Al-Bashir, che presiede il Comitato di Dialogo Nazionale, Meccanismo 7+7, ha fatto la sua offerta in un discorso davanti l'Assemblea Generale sul processo di dialogo che comprende oltre 83 partiti politici e 50 figure nazionali.

Il Presidente ha detto ai partecipanti che il suo appello per il dialogo nazionale è stato motivato dalla perspicacia del Governo per raggiungere la pace in Sudan. Ha, inoltre, sottolineato la sua disponibilità a fornire tutte le garanzie a coloro che volessero partecipare al processo politico interno e consentire di lasciare il Paese liberamente a chi volesse.

Ulteriori segnali positivi giungono dalle parole specifiche di al-Bashir rispetto a tematiche delicate "Rinnoviamo la nostra piena amnistia a coloro che onestamente desiderano partecipare al dialogo. Anche (dichiariamo) la nostra disponibilità ad un cessate il fuoco, al fine di mantenere il dialogo in un ambiente sano e di patriottismo," ha concluso.

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lunedì, agosto 17, 2015

UNAMID cerca soluzioni di lungo termine

I Gruppi ribelli della regione del Darfur ed il Capo ad interim della missione delle Nazioni Unite e dell'Unione Africana in Darfur (UNAMID) hanno convenuto di lavorare insieme per una soluzione di dialogo praticabile e duratura per porre fine al conflitto che ormai perdura da12 anni nella regione occidentale del Sudan .
La Missione Ibrida sta assumendo la mediazione dei conflitti in Darfur acnhe se l'anno scorso il Gruppo di Esperti d'Alto Livello di Attuazione dell'Unione Africana (AUHIP) ha cercato di includere la questione del Darfur all'interno di un approccio olistico per la crisi sudanese.
Nella sua decisione 2228 del 29 giugno 2015 che proroga il mandato UNAMID per un altro anno, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha accolto con favore il coordinamento con AUHIP.
Inoltre, il Consiglio dell'Unione Africana di Pace e di Sicurezza,  ha recentemente emesso una decisione incoraggiante "sugli sforzi e le iniziative volte a  coinvolgere sia il Governo sudanese sia i movimenti armati a sostegno della mediazione AUHIP".


http://www.sudantribune.com/spip.php?article56066 

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venerdì, agosto 14, 2015

UNAMID lascia un campo per tornare nella capitale del Darfur Occidentale

La Missione delle Nazioni Unite e dell'Unione Africana in Darfur (UNAMID) ha consegnato un campo per l'Università di Geneina, nel Darfur Occidentale ed ha deciso di spostare l'attività della sua base principale nella capitale dello Stato.

La cerimonia della firma per la consegna del campo ha visto la partecipazione del Direttore dell'Unità di Supporto UNAMID, Rakesh Malik, ed il Governatore del Darfur Occidentale, Khalil Abdalla Mohammad.

"Consegnando queste strutture, UNAMID non intende abbandonare il Darfur occidentale ma ha semplicemente spostato le attività da questa posizione alla sua base principale a El Geneina, da dove si deve continuare a svolgere il mandato", ha detto Malik.

Le strutture dei due blocchi sono state costruite nel 2008 su una superficie di 98.000 mq. e sono state assegnate a UNAMID dal Governo sudanese servendo come base per le operazioni nel Darfur Occidentale.

Il governatore ha ringraziato UNAMID ed ha lodato la cooperazione tra le due parti e la comunità locale. "UNAMID ha notevolmente sostenuto la comunità nel Darfur Occidentale negli ultimi anni", ha aggiunto.

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giovedì, agosto 13, 2015

Il Sudafrica si lava le mani per il genocidio del Darfur

Il capo dell'ufficio del Ministero per l'attuazione della pace in Darfur, Amin Hassan Omer, ha detto che l'ex-Presidente sudafricano, Thabo Mbeki, non è interessato al processo di pace nella regione del Darfur.

Parlando ai giornalisti all'Assemblea Nazionale, Omer ha ribadito l'impegno del Governo nel rispetto del Documento di Doha per la Pace in Darfur (DDPD), sottolineando il sostegno regionale e internazionale per l'accordo raggiunto nel luglio 2011.

"La situazione del Darfur resta una responsabilità della comunità internazionale, che è stata protagonista attiva per il raggiungimento del Documento di Doha per la Pace in Darfur", ha affermato Omer indicando anche il sostegno al testo di Doha da parte delle Nazioni Unite, l'Unione Africana e la Lega Araba.
Nel corso di una breve visita a Khartoum il 3 agosto, Mbeki ha incontrato e discusso con il presidente Omar al-Bashir sugli sforzi in corso per instaurare il dialogo nazionale in Sudan e la ripresa della sua azione per facilitare il processo politico interno.

In linea con la decisione 456 del Consiglio di Pace e la Sicurezza dell'Unione africana (AUPSC), Mbeki ha il compito di facilitare il processo di dialogo nazionale in Sudan. Secondo il suo mandato dovrebbe convocare trattative per un accordo sulla cessazione delle ostilità.

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mercoledì, agosto 12, 2015

Al Bashir chiede all'Uganda atteggiamento diverso per il processo di pace

Il Presidente del Sudan, Omar al-Bashir, ha invitato il suo omologo ugandese, Yoweri Museveni, di convincere i gruppi ribelli a partecipare a un processo inclusivo che il suo Governo sta progettando di tenere all'interno del Paese per discutere di questioni di pace e di riforme democratiche.

Khartoum accusa Kampala di nutrire e sostenere i gruppi ribelli che combattono il Governo sudanese nella regione del Darfur e negli Stati del Sud Kordofan e del Nilo Azzurro; ma quest'ultimo nega le accuse.

L'ambasciatore sudanese ha riferito a quello ugandese, Abdel Bagui Kabirl, che il Ministro degli Esteri del Sudan, Ibrahim Ghandour, ha consegnato un messaggio al presidente Museveni informando degli sforzi che si stanno attuando per migliorare il processo di dialogo nazionale in Sudan.

http://www.sudantribune.com/spip.php?article56001

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lunedì, agosto 10, 2015

Sudan reitera la sua protezione della libertà religiosa

Domenica, il Ministro di Giustizia sudanese, Ahmed Abu Zaid, ha discusso con l'ambasciatore degli Stati Uniti per la libertà religiosa internazionale, David N. Saperstein, la situazione della libertà religiosa nel Paese.

Abu Zaid ha sottolineato che il Sudan è un paese aperto, notando che le persone di varie religioni e confessioni convivono insieme pacificamente.

Egli ha sottolineato che il Paese non soffre di problemi religiosi e che in particolare l'Islam rispetta le altre confessioni. Ha affermato che la società sudanese gode di alto livello di tolleranza religiosa.

Il Ministro sudanese ha sottolineato, inoltre, che esistono ancora tutte le Chiese che sono state costruiti durante l'epoca coloniale in siti geografici strategici, nonostante il fatto che i cristiani costituiscono solo l'1 e il 2% della popolazione in seguito alla secessione del Sud Sudan.

Egli ha sottolineato che la Costituzione e le leggi del Sudan proteggono tutte le religioni e garantiscono il diritto di culto, dicendo che il Sudan conserva i diritti umani a prescindere dalla religione.

Dal 1999, il Sudan è sulla lista del Dipartimento di Stato statunitense dei "Paesi che destano particolare preoccupazione", siccome il Governo del presidente Omar al-Bashir è accusato di gravi violazioni della libertà religiosa anche se sembrerebbero infondate.

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venerdì, agosto 07, 2015

Al Bashir non parteciperà alla riunione ONU di New York

Il presidente sudanese Omar Hassan al Bashir non parteciperà alle riunioni dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite (UNGA) il mese prossimo a New York.

Il quotidiano al-Sayha ha citato fonti del Ministero degli Esteri sudanese affermando che è improbabile che al Bashir e una delegazione ministeriale rappresenteranno il Sudan a tali riunioni.
Ciò contraddice quanto detto questa settimana dal Vice Ambasciatore del Sudan alle Nazioni Unite, Hassan Hamid Hassan, in cui aveva confermato la presenza di al Bashir a New York.

Al Bashir ha tentato di volare a New York nel settembre 2013 per una riunione delle Nazioni Unite, ma il tentennamento di Washington per concedergli il visto di entrata non gli ha permesso di giungere a destinazione.
 
Gli Stati Uniti, al momento, hanno rifiutato la domanda di visto di al Bashir. In base a un accordo delle Nazioni Unite, gli Stati Uniti sono obbligati a rilasciare immediatamente i visti per i funzionari che cercano di partecipare agli eventi delle Nazioni Unite, tranne in circostanze molto limitate relative alla sicurezza nazionale.

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giovedì, agosto 06, 2015

UFFICIALE: inizio dialogo in Sudan per il prossimo ottobre

In un incontro presieduto dal presidente Omar Hassan al-Bashir, il meccanismo di dialogo del Sudan, noto come Comitato 7+7, ha deciso di avviare ufficialmente il processo di dialogo nazionale il prossimo 10 ottobre e di intensificare gli sforzi per collaborare con i gruppi ribelli.

L'incontro, a cui hanno partecipato i Capi dei partiti politici che partecipano al dialogo nazionale, ha anche approvato le relazioni presentate dai vari sottocomitati sulle loro attività durante il periodo di preparazione all'incontro che ha portato all'ufficializzazione dell'inizio del dialogo nazionale.

"La riunione ha deciso di fissare una data per l'apertura ufficiale del dialogo nazionale. Il meccanismo ha concordato di lanciare come inizio il 10 ottobre 20115, a condizione che la riunione dell'Assemblea Generale Annuale si tenga prima del 20 agosto" così ha detto il portavoce del Comitato 7+7, Ahmed al-Balal ai giornalisti dopo la riunione.

"Questa data non significa limitare il dialogo ai partecipanti, ma ci sono sforzi da parte del meccanismo per raggiungere la presenza degli oppositori in patria e all'estero", così continua Bilal.

I gruppi politici e armati che si oppongono al processo di dialogo rifiutano di attenersi alle condizioni attuali che chiedono di fermare la guerra e di garantire le libertà politiche.

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L'ignavia colpevole del mondo ha spento i riflettori sul Darfur

Quando il Segretario di Stato americano Colin Powell nell'agosto del 2004, tornando da una missione in Sudan, definì per la prima volta ciò che stava avvenendo in Darfur come "il primo genocidio del 21esimo secosi accesero all'istante i riflettori sul conflitto che dal febbraio del 2003 stava dilaniando la regione occidentale sudanese.
La presa di posizione statunitense apparve come il banco di prova per la comunità internazionale di essere in grado di fermare, compattamente, le atrocità di massa. Ma ben presto emerse l'ineluttabilità del fallimento dell'azione contro il regime del presidente Omar Hassan al-Bashir, ex generale giunto al potere nall'89 grazie a un colpo di stato.
Oggi, 11 anni dopo il viaggio di Powell, quei riflettori sono spenti e l'attenzione mediatica sul dramma del Darfur è finita da tempo. Non sono però finiti i massacri che in questo caldo agosto, alternato a piogge devastanti, in tutto il Darfur stanno stremando un popolo provato da anni di soprusi e di ogni genere di violazioni dei diritti umani.
Tutto ciò a fronte del dispiegamento nella regione di una forza di pace delle Nazioni Unite, composta da oltre 20mila cachi blu, che si è rivelata sin dal primo momento costosa e inefficace. Per non parlare della beffa di un presidente in carica, considerato dalla Corte penale dell'Aja un criminale di guerra e genocida, in grado di viaggiare con relativa libertà in Africa, come dimostra il recente viaggio in Sudafrica, e non solo nonostante un mandato di arresto internazionale.
E intanto in Darfur si continua a vivere nella paura e nella miseria. Gran parte della popolazione ormai è in condizioni al limite della sopravvivenza. A 12 anni dall'inizio del conflitto le stime Onu parlano di oltre 300mila vittime e di circa 6 milioni di persone bisognose di aiuti di ogni genere, di cui oltre il 30% ospitate nei campi gestiti dall'agenzia Ocha' (Office for the Coordination of Humanitarian Affairs). Nel primo semestre del 2015 ben 385mila sono stati i nuovi profughi a causa della recrudescenza del conflitto in molte aree della regione, che ha registrato il flusso di sfollati più consistente dal 2006 a oggi.
Dall'inizio dell'anno le possibilità di assistenza delle centinaia di migliaia di nuovi rifugiati, per lo più donne e bambini, e a rischio in tutto il Darfur. Le minacce sono sempre le stesse: insufficiente disponibilità d'acqua e di cibo, condizioni igienico-sanitarie e sicurezza inadeguate. La mortalità continua a essere molto alta. In pochi superano i 50 anni mentre tra i bambini molti non raggiungono il sesto anno di vita. Malnutrizione e infezioni le principali cause di morte per i più piccoli. Il settore sanità è quello che registra la maggiore criticità ed è considerato addirittura cronico dagli operatori umanitari sul campo che continuano a operare in un contesto difficile come testimoniano le continue espulsioni.
La protezione della missione di peacekeeping è del tutto insufficiente. Continuano a registrarsi scontri armati che coinvolgono i civili soprattutto nel Nord Darfur ed episodi di crimini di massa, in particolare stupri, usati come arma di guerra.
Il 2 novembre del 2014, su segnalazione di alcuni rifugiati sudanesi in Italia, Italians for Darfur è stata la prima organizzazione a denunciare sul proprio blog lo stupro di massa a Tabit, un villaggio a nord di al-Fasher. Oltre 200 tra donne, adolescenti e bambine erano state violentate nella notte tra giovedì 30 ottobre e il primo novembre da militari governativi e milizie arabe, gli ex janjaweed.
Secondo i testimoni, il raid punitivo sarebbe stato conseguenza della scomparsa di un militare della guarnigione dell'esercito del Sudan di pattuglia nell'area. La forza Onu dispiegata in Darfur non ha potuto effettuare nell'immediato un sopralluogo e confermare, in un primo momento, l'episodio. Dopo aver parlato nuovamente con abitanti del posto, senza la presenza di militari governativi, i caschi blu hanno invece raccolto elementi che non hanno più lasciato dubbi su quanto fosse avvenuto a Tabit.
Human Rights Watch ha poi pubblicato l'11 febbraio di quest'anno una approfondita ricerca che ha evidenziato le responsabilità delle truppe dell'esercito del Sudan che avevano eseguito una serie di attacchi contro la popolazione civile della cittadina vicino al-Fasher, arbitrarie detenzioni, pestaggi e maltrattamenti di decine di persone oltre allo stupro di massa di donne e ragazze. I militari hanno giustificato gli abusi dichiarando che le vittime fornivano aiuti ai guerriglieri coinvolti nelle operazioni contro il governo.
Il mondo, nonostante le prove di questa come di altre atrocità perpetrate in Darfur, è rimasto e resta a guardare nel silenzio più colpevole e sconcertante che l'ignavia internazionale abbia mai manifestato.

mercoledì, agosto 05, 2015

Risultati incontro sul dialogo di pace tra UA e Sudan

Il Capo del Gruppo di Attuazione d'Alto Livello dell'Unione Africana (AUHIP), Thabo Mbeki, ha annunciato la sua intenzione di tenere un incontro con i movimenti ribelli armati sudanesi a metà agosto per conoscere le loro posizioni sul processo di dialogo nazionale auspicato dal Governo lo scorso anno.

Martedì, Mbeki ha detto in una conferenza stampa tenutasi a Khartoum e dopo tre giorni di consultazioni con i rappresentanti governativi, che il Governo ha respinto categoricamente qualsiasi tentativo di spostare il processo di dialogo nazionale all'estero.

Egli ha, però, aggiunto che Khartoum ha espresso l'impegno e la disponibilità a fermare una volta per tutte i combattimenti negli Stati di confine del Nilo Azzurro e del Sud Kordofan in cui il conflitto è scoppiato nel 2011. Mbeki ha riferito che il Governo ha espresso la sua buona volontà a cessare la guerriglia nel Darfur.

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